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Giurisprudenza in evidenza

Una raccolta, ordinata per anni, delle pronunce di maggior rilievo in materia di pluralismo

In the matter of an application by JR87 and another for Judicial Review (Appellant), [2025] UKSC 40, 19 novembre 2025

In the matter of an application by JR87 and another for Judicial Review (Appellant), [2025] UKSC 40, 19 novembre 2025

La UK Supreme Court ha stabilito che il quadro normativo che disciplina l’insegnamento religioso e i momenti di preghiera collettiva nelle scuole statali dell’Irlanda del Nord è incompatibile con la Convenzione europea dei diritti dell’uomo. In particolare, le modalità di impartizione dell’istruzione religiosa e di esercizio del culto non soddisfano i requisiti convenzionali secondo cui l’insegnamento religioso deve essere obiettivo, critico e pluralistico (articolo 2 del Protocollo n. 1, letto in combinato disposto con l’articolo 9 CEDU).

Elemento centrale del ragionamento della Corte è stata la valutazione del cosiddetto “core syllabus”, ritenuto di natura sostanzialmente confessionale. Il programma, infatti, è in larga misura incentrato sul cristianesimo e, in particolare, riflette in modo significativo una prospettiva dottrinale protestante, riservando invece uno spazio minimo alle altre religioni e alle concezioni filosofiche non religiose. Un’impostazione di questo tipo, dalla prospettiva di Strasburgo, non rispetta il grado di pluralismo che connota le garanzie convenzionali.

La Corte ha inoltre respinto l’argomento secondo cui il diritto dei genitori di esonerare i figli dalle attività religiose sarebbe sufficiente a controbilanciare il carattere potenzialmente indottrinante di tale insegnamento. Anzi, il meccanismo di esonero può imporre un onere irragionevole ai genitori e comportare il rischio di stigmatizzazione per i minori esclusi. Un sistema strutturalmente privo di pluralismo non può, secondo la Corte, essere reso conforme alla Convenzione mediante il semplice riconoscimento di un diritto di opt-out.

 

(Commento di Tania Pagotto)