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Focus

Uno sguardo d’insieme su alcune tematiche di specifico interesse per il pluralismo

La lunga strada per superare le gerarchie informali tra detenuti nei Paesi ex sovietici

La lunga strada per superare le gerarchie informali tra detenuti nei Paesi ex sovietici

Il Comitato europeo per la prevenzione della tortura  (CPT) è un organismo indipendente che effettua visite nelle carceri per verificare il trattamento delle persone detenute, integrando il lavoro della Corte europea dei diritti dell’uomo volto a prevenire tortura e maltrattamenti. Nel 2025, il CPT ha pubblicato un Report di approfondimento sulle Gerarchie Informali tra Detenuti (https://rm.coe.int/1680b57a6a). Il documento denuncia che tali gerarchie, sebbene con vari gradi di pervasività, sono presenti nei sistemi penitenziari di nove Stati firmatari della Convenzione europea per la Prevenzione della Tortura e delle Pene o Trattamenti inumani o degradanti (1987), otto dei quali sono Stati membri del Consiglio d'Europa. Tutti e nove i Paesi (Armenia, Azerbaijan, Estonia, Georgia, Lettonia, Lituania, Moldavia, Russia e Ucraina) facevano parte dell'Unione Sovietica, e continuano a contraddistinguersi per il “collettivismo carcerario”, caratterizzato da tre elementi principali: un sistema di governance penale basato sulla sorveglianza reciproca tra pari; il trasferimento dell'autorità e della governance ai detenuti stessi; e la vita comunitaria strettamente connessa alla sistemazione  dei detenuti in dormitori collettivi.

Il sistema informale di autogoverno dei detenuti che ne è derivato ha creato una gerarchia informale tra i detenuti, dividendoli in categorie, o caste – generalmente sono tre – che coesistono seguendo rigorosamente il codice informale dei detenuti.  L'appartenenza a una particolare casta è determinata da una serie di fattori, tra cui il reato commesso, i legami con la criminalità organizzata (se presenti), la situazione finanziaria della persona, precedenti detenzioni, debiti e conflitti in carcere o all'esterno, orientamento sessuale ed esperienze precedenti al carcere, o anche la violazione accidentale di una delle tante regole non scritte della gerarchia informale dei detenuti.

Durante la detenzione, i detenuti della casta inferiore vengono gradualmente privati della loro dignità, costretti a dormire nei letti peggiori, a usare stoviglie separate, nonché servizi igienici, lavanderia e palestra separati. Inoltre, il CPT ha ricevuto numerose denunce di sfruttamento dei detenuti appartenenti alla casta più bassa, che puliscono solitamente i dormitori o le celle dei detenuti di casta superiore, nonché i loro servizi igienici; secondo il CPT ciò configurerebbe una forma di schiavitù moderna (sotto forma di lavoro forzato).

Due recenti pronunce della Corte europea dei diritti dell’uomo – S.P. e altri v. Russia (no. 36463/11 del 2 agosto 2023) e D. v. Lettonia (no. 76680/17 del 11 gennaio 2024) – rivestono particolare importanza  poiché chiariscono la soglia di gravità necessaria per l’applicazione dell’articolo 3 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo. Nella prima sentenza al paragrafo 96 la Corte ha rilevato che la stigmatizzazione e la segregazione fisica e sociale dei detenuti appartenenti alla casta più bassa “unitamente alla loro assegnazione a lavori umili e alla negazione di bisogni basilari quali biancheria da letto, igiene e assistenza medica - imposte tramite minacce di violenza e anche occasionali violenze fisiche e sessuali - li aveva portati a sopportare ansia e sofferenze fisiche che avevano superato il livello inevitabile di sofferenza insito nella detenzione […], anche se non tutti i ricorrenti erano stati sottoposti a violenze fisiche o sessuali. Tale situazione, che i ricorrenti hanno sopportato per anni in ragione della loro collocazione nel gruppo dei detenuti “paria”, ha integrato gli estremi di un trattamento inumano e degradante ai sensi dell’articolo 3 della Convenzione”.

Nel caso analogo di  D. v.  Lettonia, la Corte ha inoltre precisato che l’assenza di un coinvolgimento diretto dello Stato in atti di maltrattamento sufficientemente gravi da attivare l’articolo 3 non lo esonera dai suoi obblighi, poiché le autorità nazionali devono adottare misure atte a garantire che nessuno sia sottoposto a tortura o a trattamenti inumani o degradanti, inclusi quelli perpetrati da privati. In altre parole, si impone agli Stati non solo di astenersi da tali trattamenti, ma anche di prevenire quelli inflitti da altri detenuti.

Il documento redatto dal CPT denuncia le gravità delle violazioni e offre chiare indicazioni per superare l’assenza di pluralismo all’interno delle carceri dei nove paesi interessati. Si segnala, tuttavia, che la pressione esercitata dal Consiglio d’Europa tramite visite, report e pronunce della CEDU sembra promuovere cambiamenti ancora insoddisfacenti. È questo il caso del  SAFE Roadmap to Europeanisation of Modavian prisons, un programma adottato con Provvedimento 244 del 2024 dalla Ministra della Giustizia della Repubblica di Moldavia, anche a seguito dei continui richiami del CPT. Il piano, sulla carta, prevede il riconoscimento delle specificità di ogni individuo e la sua tutela, attraverso un processo di assessment nella fase di ingresso in carcere e la conseguente protezione dei gruppi vulnerabili.  In un recente report del CPT del 4 dicembre 2025, il CPT sottolinea l’adesione solo formale agli standard internazionali, e invita con forza l’amministrazione e lo staff a garantire la sicurezza alle persone che sono esposte a particolari rischi di abuso (incluse le persone LGBTQI+, con problematiche legate alla salute mentale o all’uso illecito di sostanze) o a coloro che non vogliono o non vogliono più essere coinvolte nelle gerarche informali tra detenuti. Per maggiori dettagli sul lento e complesso processo volto a promuovere l’uguaglianza e a riconoscere le differenze tra detenuti in questo caso paradigmatico, si rimanda al report dedicato (https://rm.coe.int/4880299ae1).

 

(Focus a cura di Oriana Binik)

 

Bibliografia essenziale:

 

N. Burciu, Europeanisation of post‐soviet prisons: A comparative case study of prison policy transfer from Norway to Latvia and Lithuania, in The Howard Journal of Crime and Justice62(1)/2023, 102-118.

 

Council of Europe CPT,  Visit Report Moldova - CPT/Inf (2025)38.

 

Council of Europe CPT, Informal Prisoner Hierarchy – CPT/Inf(2025)12.

 

G. Slade, O. Zeveleva, The pains of prison reform: Informal prisoner governance and penal subjectivities in Estonia and Lithuania, in Punishment & Society, 27(1)/2025, 49-67.

 

R. Vaičiūnienė, A. Tereškinas, A., Transformations in prison subculture and adjustment to imprisonment in Post-Soviet Lithuanian penitentiary institutions, in East European Politics and Societies, 31(3)/2017, 659-679.

 

Giurisprudenza citata:

 

CEDU, D. c. Lettonia, no. 76680/17, 11 gennaio 2024.

 

CEDU, S.P. e altri c. Russia, no. 36463/11, 2 agosto 2023.